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sabato 17 luglio 2010

Benvenuti nel blog

Se non fosse per il suo passato che si può soltanto studiare o immaginare; per i tesori storici, archeologici e artistici, per altro oggi ridotti a vuote scenografie d’esca e rappresentanza, metastasi del commercio e della politica di due stati; se non fosse per la sua collocazione geologica, oggi irriconoscibile, a causa dell’urbanizzazione canagliesca che ricopre l’antico agro romano come un manto di sterco sotto cui Roma bella mi appare; se non fosse per il ricordo del suo popolo, per altro non sopravvissuto all’oggi in cui s’è incarognito nella subcultura affarista e individualista e s’è disgregato nelle categorie di consumatori; se non fosse per tutto quello che è trapassato, morto, sepolto e quasi dimenticato, Roma mi farebbe veramente schifo.
Non esiste più. Non esiste la città antica né quella artistica. Non esiste più la città popolare, sommersa dalla decomposizione del traffico, dalla turpitudine dei moderni romani e dalla cimiterialità della maggior parte dei quartieri successivi al millenovecento. Il popolo romano si regala alla pubblicità. Gli hanno tolto le piazze, i vicoli, le fontane, la campagna intorno, l’hanno rinchiuso nei dormitori a sognare l’inutile per dimenticare il meglio della vita. E questa gente che sapeva vivere adesso fa pena. Un tempo chiunque arrivasse a Roma diventava romano ed essere romano mutava il suo spirito. Adesso chiunque arriva a Roma diventa stronzo.
Roma non esiste più, se non nella mente di chi la pensa. La bellezza di Roma non appartiene al mondo di oggi ed il mondo di oggi non ha meriti, ha solo riverniciato i muri ad uso della rappresentanza, come si fa con gli atelier in centro, gli alberghi nei palazzi patrizi. Lo si fa per denaro.
Lo si faceva per denaro anche prima, però. E allora Roma, quella nuova, la metropoli attuale che usurpa il blasone della metropoli antica, il luogo dove da duemilasettecento anni e oltre si guarda in faccia il mondo, si fanno affari, si tramano congiure piccole e immense, si muore di stress e di rabbia, non è un posto come un altro. E nessun altro posto è come Roma, la città eterna, l’eterno ricovero degli straccioni. Straccioni portavano in trionfo i cesari, straccioni questuavano dal papa re, straccioni acclamavano un vanaglorioso affacciato al balcone, straccioni in combutta con simili a loro dalla firma istituzionale vendono appartamenti dove ci dovrebbero essere solo vigne, grano, ninfe rincorse da fauni, la contemplazione e lo studio del mondo, delle arti e della vita. E la città moderna non doveva essere costruita intorno a quella antica, ma da un'altra parte.
Roma mi attrae, per quanto la disprezzo. E’ lo specchio distorto di questo mondo, è lo specchio sfaccettato dei tempi, è lo specchio rotto del passato.
A Roma accadono molte cose e Roma è un luogo talmente noto e studiato che la maggior parte delle cose che la riguardano non si sono mai viste né udite.
Io ne conosco qualcuna.

1 commento:

  1. Qualcuna la conosco anch'io ..
    se vai a Testaccio (come dicono i romani , non "al testaccio" come dice chi romano non è) hai amcora la possibilità di vedere la Roma popolare, quella in cui i figli degli altri sono come i tuoi, quella in cui la merenda è per tutti e non c'è paura del vicino .. in cui il condominio è una grande famiglia allargata con tutte le sue stranezze e particolarità .. puoi trovarne a Testaccio, alla Garbatella, a Donna Olimpia .. nei grandi complessi delle case popolari. In certi posti trovi il colore e i ricordi sfumati del riccetto e dei ragazzi di vita, nelle facce dei vecchi, impunite .. qualcosa nelle faccine dei bambini non ancora educati ad "evolversi dallo status sociale più semplice".
    Durerà ancora poco, forse dieci, vent'anni e nemmeno più nelel periferie corali si potrà ritrovare, appunto, la coralità.
    Roma diventata città razzista da città ospitale quale era, che oggi inneggia ad alemanno dopo aver inneggiato ieri ad un pazzo in Piazza Venezia. Roma città unica, piena di storia, senza memoria.
    Imbastardita e ormai privata del ponentino.
    Roma città eterna, soprattutto decadente ormai e imbellettata dietro una maschera furba di rappresentanza.
    Roma bella ormai quasi solo per i turisti.
    Roma persa.

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